2 commenti su “Tra furbizia e silenzio: il caso Lusi

  1. Caro Domenico, sono contento che hai condiviso anche con me la tua riflessione. Il fatto politico è grave. Lo è ancor più il contesto in cui si svolge. Sono un militante che, insieme ad altri milioni, ha contribuito a finanziare le cause del partito in cui mi riconosco. Non per finanziare le case degli uomini che mi rappresentano. Penso che sia un concetto pacifico, al di là del partito di appartenenza. Certi atteggiamenti dissacrano la natura del fare politica. E generano un danno enorme al ricambio democratico della classe dirigente e al normale funzionamento stesso della democrazia. Come si può competere, elettoralmente o nel partito, con gente con potenziali economici smisurati? Il taglio delle ‘poltrone’ ha stretto ancor più il canale del ricambio. Quindi l’avere meno ruoli disponibili nelle sedi decisionali porterà ancor più soggetti come Lusi negli scranni. Anzi, avremo lì solo questi soggetti. La strettoia non è sul merito ma sulla forza del portafogli personale, qualunque sia la provenienza. Con questo non ho voluto cambiare argomento: è chiaro che non è di mio gradimento l’idea di condividere un ‘luogo’ politico con persone arraffone. Bisogna cambiare le idee. E le persone. Tutti i partiti stanno perdendo credibilità, chi più e chi meno. Ogni reato è punito in termini di fiducia. Il problema sta, al di la della tipologia del reato, che chi dirige non rappresenta. Si rappresenta. Oltre il caso Lusi guarda ad esempio quello dei portaborse, multipartisan. Meno partecipazione politica attiva c’è e più distacco con la realtà si genera. Sono certo invece che in ogni organizzazione partitica, associativa e sociale ci sono elementi validi, con idee oneste e meditate. Il compito di questi elementi è quello di prevalere o, almeno, contenere non di soccombere o fuggire. Voglio con questo allargare lo spettro di questo tuo post: non rincorriamo le regole per attendere punizioni del caso specifico, lo facciano i guidici. Chi si scandalizza di questi fatti deve resistere, parteggiare per il giusto, non dimenticarsene, e non mollare. Chiediamo aiuto agli onesti, ne troveremo e con diverse tessere. E ciascuno dovrà avere interesse a tener pulito il suo giardino e commentare quello altrui. W l’Italia migliore.

  2. Caro Gianni, ti ho stimolato sul caso Lusi ma so bene che non è assolutamente l’unico episodio di mala politica. La vera politica, quella intesa come missione, passione, dedizione è quella che facciamo quotidianamente noi amministratori locali. Purtroppo in tutti i partiti ci sono le pecore nere e credo che tanto debba essere ancora fatto per arrivare ad una vera moralizzazione del sistema politico. Occorerebbe una vera e propria rivoluzione culturale, la presa di coscienza da parte di tutti noi cittadini che lo Stato siamo noi, che la sovranità appartiene a noi cittadini e che quindi possiamo e dobbiamo chiedere un cambiamento… Questo passa attraverso la partecipazione attiva alla vita democratica con una forma mentis rinnovata: basta pensare a chiedere un favore, un piacere al politico di turno, impegnamoci e valutiamo, con serietà, l’operato di chi ci governa ed amministra. Le persone valide che vanno premiate ci sono ed è giusto dirlo, occorre dare spazio e possibilità ad essi e penalizzare chi invece pensa al proprio interesse. Non occorre l’antipolitica ma valutare con obiettività la politica: ai piani alti vige uno stile da Prima Repubblica, nelle realtà locali vige la disponibilità a mettersi al servizio della propria comunità anche per poche centinaia di euro… Perché non pensare a vivere la politica come missione più che come “sistemazione”??

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